Solidarieta’ tra donne: a che punto siamo?

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Solidarieta’ tra donne: a che punto siamo?

Solidarieta’.   Una parola che si tinge di rosa quando si parla di rapporti tra donne .   Per me poi e’ un motto.  Un pensiero  sul quale  ho fondato la maggior parte dei miei progetti.  Un’idea  a cui si ispira ogni parola, ogni riflessione , ogni azione quotidiana . Ma mi domando: a che punto siamo? Siamo davvero pronte? Cosa vuol dire per ciascuna di noi questa piccola grande parola ? Solidarieta’ non e’ complicita’ con Tizia che ci e’ proprio simpatica. Solidarieta’ non  e’  passare del tempo con le proprie amiche ne’ condividere con altre le nostre passioni o battere le mani a “quella”che la pensa proprio  come noi.

Cosa vuol dire solidarieta’ tra donne?

Solidarieta’ e’guardare all’ “altra” con occhi nuovi.   Pensare  a lei come un uomo penserebbe di un altro uomo. Confronto, scontro, se necessario, ma sempre con ammirevole rispetto. Ammirare senza invidiare. Condividere senza gelosia.  Confrontarsi senza umiliare.  Aiutare anche chi e’ diversa da noi e la pensa all’opposto. Camminare per strada e pensare che le donne che incrociamo affrontano le nostre stesse difficolta’, a volta maggiori, in silenzio, da sole. Cominciare a pensare che quando pugnaliamo alle spalle una donna o la penalizziamo con le nostre” malizie” e “astuzie non stiamo “vincendo” ma stiamo collaborando ad autoisolarci ancora di piu’.  E, cosa peggiore, stiamo educando   le nostre figlie e le giovani donne in generale a fare lo stesso  perpetuando modelli di comportamento autodistruttivi per il genere femminile.

Solidarieta’. Non serve parlare, bisogna agire

Parliamo di combattere la violenza contro le donne e poi alla prima occasione siamo proprio noi le prime a fare del male alle “altre”.  Si  parla di sostenere e di aiutare le mamme a mantenere un’ occupazione anche dopo la gravidanza.  E poi siamo proprio noi a preferire ,a parita’ di competenze ,un uomo ad una donna quando ci troviamo ad esaminare un curriculum o a scegliere un professionista.

Insomma, riflettiamo su quanto noi come donne facciamo per AIUTARE altre donne prima di condannare l’altro sesso.  E, soprattutto, evitiamo di strumentalizzare la parola SOLIDARIETA’ se nel concreto continuiamo a COMPETERE e ad AUTOISOLARCI dalle “altre”.

P.C.

 

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