Silvia Romano: perché indignarsi?

Silvia Romano

Silvia Romano: perché indignarsi?

Dopo l’annuncio tanto atteso e sperato della liberazione di Silvia Romano e’ arrivato lo stupore e l’indignazione per la sua conversione  all’Islam. Silvia che ha deciso di chiamarsi Aisha per onorare la sua scelta di vita e’ stata accolta al suo rientro in Italia da un coro di critiche e polemiche.  Una scelta giudicata un po’ “forte” considerate le circostanze “anomale” (un anno e mezzo di prigionia) in cui tutto cio’ e’ avvenuto. Al di la’ delle motivazioni personali e i retroscena di un sequestro di cui si sa ancora poco, e’ stato interessante leggere e ascoltare i commenti risentiti  dei politici nostrani.  Politici che non capiscono come una donna libera possa abbracciare un credo morale che inneggia alla sudditanza della donna all’uomo.

Silvia Romano:  simbolo del fallimento della nostra cultura

Gli stessi politici, opinionisti,  etc.. che della donna italiana continuano a conservare pregiudizi culturali e morali discutibili.  E che faticano a promuovere leggi a tutela della sua dignita’ e liberta’ personale. Ricordiamoci che fino a cinquant’anni fa in Italia l’ adulterio femminile era considerato reato. E la potesta’ maritale imponeva alla donna di sottostare  al marito. Non erano queste delle offese  alla dignita’e alla liberta’ femminile? Dice Monsignor Nicola Bux (gia’ collaboratore di Benedetto XVI) citando il Corano : “ ..mentre nella concezione cristiana l’uomo e la donna sono messi su un piano di sostanziale parita’, in quella musulmana si stabilisce una differenza a livello ontologico… Come affermano ancora oggi gli autori musulmani , che presentano il ruolo della donna nell’ Islam spiegando che essa essendo per sua natura piu’ debole fisicamente, piu’ fragile psichicamente, e piu’ emotiva che razionale, e’ inferiore all’uomo e deve sottostare a lui..”   E’ vero, il CRISTIANESIMO  predica la parita’ tra sessi . Ma come ci e’ stata invece  presentata la donna dalla Chiesa lungo i secoli?

Chi e’ veramente la donna della Bibbia e dei Vangeli?

Spesso le  istituzioni ecclesiastiche nel corso dei secoli hanno deformato, manipolato, travisato la figura femminile presentata dalla Bibbia e dai Vangeli restituendoci un essere nuovamente sottomesso alla potesta’ maschile.   Ne’ la figura delle Sante e delle loro opere ha migliorato di molto le cose.  La  Chiesa dell’Inquisizione   si e’ macchiata di quello che oggi chiamiamo “femminicidio” buttando sul rogo centinaia di donne   colpevoli   solo   di    essere  pensanti e fuori dagli schemi. E oggi    un’interpretazione   discutibile   della Genesi continua a ripeterci che Eva,  la prima donna,  e’ nata da una costola di Adamo (quindi e’ inferiore) e che e’ la  ” responsabile”  della cacciata dal Paradiso terrestre ( donna debole e corrotta).  A tal  proposito ci sono   molte traduzioni e interpretazioni  differenti della Bibbia, piu’ aderenti alla lingua originale, che nulla hanno a che fare con la favola della donna “nata “da una costola di Adamo e del serpente e della mela. Stessa cosa per i Vangeli. Perché pochi ne parlano? Perché la Chiesa non divulga e non chiarisce alla massa  il vero senso della parola di Dio sulla donna?

Cosa insegniamo alle nostre figlie e ai nostri figli?

Ma questo e’ cio’ che  continuiamo ad insegnare  alle nostre  bimbe e bimbi a catechismo. La donna: essere debole, corrotto e colpevole.  Il maschio : essere creato  a immagine e somiglianza di Dio.  La Maddalena:  una prostituta.   E  come non  ricordare il precetto cristiano per le donne, oggi abolito, di entrare in chiesa col capo velato perche’ “ ..l’uomo e’ immagine e gloria di Dio mentre la donna e’ gloria dell’uomo..” ?    E oggi?  Certamente  la Chiesa ha fatto passi avanti nell’enfatizzare il ruolo paritario delle donne nella societa’ ma e’ ancora troppo poco.

Cosa vuole l’Europa: una donna libera o sottomessa?

Oggi l’Europa non si troverebbe in imbarazzo di fronte a certe conversioni se ci fosse stato in primis da parte delle istituzioni  ecclesiastiche  e poi della politica un atteggiamento piu’ moderno e meno attaccato al passato. Forse e’ per questo che non ci dobbiamo indignare se Silvia Romano ha abbracciato una religione che nasconde il sesso femminile. In fin dei conti l’immagine della donna islamica non e’ poi cosi’ distante da quella che ci propina la nostra cultura. Forse Silvia ha trovato piu’ coerenza in un testo dove si dice chiaramente che la donna e’ un essere inferiore piuttosto che in una Chiesa e in una societa’   incoerente, ambigua  e ancora confusa sull’argomento.

 

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