Pensioni alle casalinghe? IL dl del 22 Ottobre 2010

pensioni alle casalinghe

Pensioni alle casalinghe? Il dl del 22 Ottobre 2010.

Pensioni alle casalinghe? Curiosando qua e la’ tra gli allettanti e sensazionali programmi elettorali per le politiche 2018 ecco spuntare fuori un tema TABU’ gia’ affrontato in passato e messo prontamente all’angolo senza tante cerimonie. La pensione alle casalinghe che svolgono un lavoro di cura nella crescita dei figli  si riaffaccia e questa volta a parlarne e’ un esponente di partito, il che ha veramente del singolare.

Pensioni alle casalinghe: una proposta di legge del 2010

In realta’ la proposta di assegnare una pensione alle casalinghe  , al di la’ della credibilita’ stessa del progetto nonche’ della sua fattibilità,’ e’ stata sentita e discussa in passato solo in piccole e ristrette cerchie politiche che davvero si sono battute per dare una dignita‘ anche alle donne che hanno sacrificato tutta la loro vita al servizio esclusivo della famiglia. Piccoli gruppi di coraggiosi parlamentari svincolati dal colore delle loro” casacche” che si sono fatti portavoce di un’urgenza sociale che solo oggi col Paese in ginocchio per il problema della denatalita’ e con lo spettro della mancanza di un ricambio generazionale qualcuno prova ad affrontare anche solo per pura propaganda elettorale. Merita allora di essere rammentato il disegno di legge GIA’ proposto nella 15° legislatura ad opera di alcuni parlamentari . Ecco alcuni passi del testo:

 Pensioni alle casalinghe. DISEGNO DI LEGGE N.2398 del 22/10/2010

 Disegno di legge d’iniziativa dei senatori Poli Bortone (pdl) , Di Giacomo (pdl) , Sbarbati (pd) , Chiaromonte (pd) , Peterlini ( Sudtirol volkspartei), Pinzger ( Sudtirol Volkspartei) , Thaler Ausserhofer ( udc, svp e autonomie) , Baio (pd) Caselli (pdl).

…..”del problema delle casalinghe si parla ormai da tanto tempo, ma nonostante ….le proposte di legge presentate nel tempo al Parlamento italiano , quest’ultimo non ha inteso fino ad oggi nemmeno avviare un confronto serio fra le tesi via via avanzate …… La donna che spinta dall’esiguita’ del reddito familiare,  e’ indotta a subordinare , il piu’ delle volte,  l’educazione dei figli alla conquista di un eventuale posto di lavoro, dovrebbe essere tutelata dallo Stato ..fin dal momento …della “scelta” fra un lavoro domestico e uno extradomestico…”

Non sempre la donna puo’ scegliere

“Oggi , insomma, la donna non sceglie , ma e’ obbligata ad affrontare un lavoro extradomestico, il piu’ delle volte, dalle ristrettezze economiche in cui vive la sua famiglia, oppure e’ obbligata a lavorare in famiglia senza alcuna retribuzione!….Esiste …oggi in Italia una notevole carenza legislativa nei riguardi della donna in genere e della casalinga in particolare, ..ancora piu’ evidente se la si pone in raffronto con Paesi ..come la Francia, dove esiste una serie di interventi legislativi in favore delle donne ….Noi riteniamo che la titolarita’ di uno stipendio e la conseguente tutelaprevidenziale , gratifichi la donna molto piu’ di quanto non possa farlo ….la conquista di uno spazio verde per i figli ….

Fare la madre e’ un lavoro al pari di un altro…

“Pur nella consapevolezza.. del grave momento economico che l’Italia attraversa, occorrera’ rendere giustizia al piu’ presto a quello che e ‘ un diritto soggettivo della donna: la LIBERTA’ di scegliersi un lavoro, domestico o extradomestico che sia, a parita’ di condizioni …perche’ se il lavoro di una “badante” concorre alla formazione del PIL nazionale , perche’ non puo’ farlo anche quello di una madre che fa lo stesso lavoro?….Non si capisce come questo lavoro possa valere di meno se svolto da una madre anziche’ da una colf: quest’ultimo entra nel PIL e l’altro non e’ considerato per nulla..

Crescere dei figli e’ un lavoro sociale…

Chi dedica la propria vita alla crescita dei figli evitando devianze giovanili ….svolge un lavoro socialmente importante e merita un segnale di forte attenzione….”

A questa premessa segue la proposta economica concreta :

“Art. 1 L’INPS eroga alle casalinghe un assegno mensile di 800 euro allo scopo di riconoscere la funzione sociale ed economica del lavoro casalingo.

Art. 2 L’INPS trattiene mensilmente dall’assegno di cui all’art.1 ..e versa sul Fondo le quote per l’assistenza e la previdenza nella stessa misura in cui sono trattenute al lavoratore dipendente .”….

 

Che fine ha fatto questo disegno di legge?

Visto che sono passati dieci anni e non se ne e’ piu’ saputo nulla si puo’ ben immaginare che sia stata ben bene sotterrata… Perche? Personalmente non credo che sia la crisi economica ad impedire una svolta politica in tal senso. Alla base di tutto credo ci siano motivi culturali,  un maschilismo ancora molto forte che mira a controllare la donna ed impedirne la piena autonomia.

P. Calvisi

 

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